Benefici dei Nuovi farmaci Anticoagulanti Orali (NAO): facili da assumere, efficaci, meno pericolosi!

I nuovi anticoagulanti orali (NAO) costituiscono una rivoluzionare nell’ambito della terapia dei pazienti con fibrillazione atriale cronica. Fino ad oggi, la terapia anticoagulante orale ha rappresentato il cardine del trattamento di pazienti con fibrillazione atriale cronica, avendo un’efficacia ampiamente dimostrata nella prevenzione dell’ictus e del tromboembolismo sistemico.

Fino a qualche anno fa, i farmaci anticoagulanti maggiormente utilizzati erano gli antagonisti dei fattori coagulativi vitamina K-dipendenti (es. il warfarin, nome commerciale “Coumadin”). Poichè, tuttavia, queste classi di farmaci agiscono su molteplici componenti della cascata coagulativa, il loro effetto farmacologico è poco prevedibile, avendo, inoltre, molte e ben note interazioni farmacologiche con il cibo (es. le verdure a foglia verde), così come imprevedibile è il rischio emorragico ad esse correlato. Tali farmaci hanno, inoltre, una finestra terapeutica ristretta (valori target di INR 2-3) e la necessità di un continuo monitoraggio dell’assetto coagulativo, che risulta poco pratico soprattutto per i pazienti anziani, e li rende poco maneggevoli e quindi sicuri (maggior rischio di eventi emorragici) ed anche costosi per il sistema sanitario.

I nuovi anticoagulanti orali sono inibitori diretti del fattore Xa (Rivaroxaban “Xarelto”, Apixaban “Eliquis”, Edoxaban “Lixiana”) e della la trombina o fattore IIa (Dabigatran “Pradaxa”) e costituiscono una nuova classe di anticoagulanti che, agendo su un solo specifico fattore emocoagulativo ha un’efficacia (minor rischio di emorragie) e una prevedibilità d’azione maggiori, cosi come dimostrato in diversi studi clinici di rilevanza scientifica.

Questi farmaci non necessitano di controlli periodici della coagulazione, sono assunti a dosaggi fissi e hanno minime interazioni farmacologiche con il cibo. Infine, presentano un grado di interferenza con altri farmaci chiaramente inferiore a quanto si riscontra con gli altri anticoagulanti.

Concludendo, la terapia anticoagulante ha un’efficacia dimostrata nel prevenire fenomeni tromboembolici sistemici nei pazienti con fibrillazione atriale, ed è l’unico trattamento associato ad una significativa riduzione della mortalità per cause cardiovascolari in tali pazienti (cosa che invece non vale per i farmaci antiaggreganti, come la “cardioaspirina”). Per tale motivo, essa è raccomandata in tutti i pazienti con fibrillazione atriale, tranne che in quelli con un rischio molto basso (donne con meno di 65 anni e senza comorbidità) o che hanno controindicazioni alla terapia anticoagulante.