Attacco cardiaco o Covid-19? Entrambi: il virus può colpire il cuore e non solo!

In questi giorni di grande emergenza nazionale e di lavoro in Ospedale, abbiamo capito che il Sars-CoV-2 causa danni anche al cuore. Noi cardiologici, infatti, abbiamo già segnalato numerosi pazienti positivi al nuovo coronavirus, che presentano sintomi cardiaci (non solo respiratori) alla presentazione in Pronto Soccorso. Abbiamo ricovero come prima diagnosi pazienti con miocardite e pericardite (da virus Sars-CoV-2), infarto miocardico acuto e scompenso cardiaco acuto. Questo dato, conferma quanto già visto e pubblicato dai collegi Cinesi. Ne è un esempio uno studio condotto a Wuhan su oltre 200 pazienti. In circa il 10-15% dei casi viene riportato un danno cardiaco, legato al Covid-19. I virus, attaccando l’organismo, producono una risposta immunitaria molto forte, che può contribuire non solo ad un danno polmonare (polmonite interstiziale) ma, nei casi più gravi, il danno coinvolge diversi organi: reni, cuore, vasi arteriosi, intestino ed altri organi. Sono tutti distretti che presentano il recettore ACE-2 ed il recettore Dpp4 (recente identificato come altra possibile “chiave di ingresso”), proteine di membrana cellulare attraverso i quali il virus entra nelle nostre cellule. Per questo, alcuni pazienti potrebbero sviluppare sintomi cardiaci, dopo infezioni ai polmoni: se i polmoni non funzionano adeguatamente, l’ossigeno non arriva correttamente a tutti gli organi, con possibile insorgenza di infarto miocardico “secondario”. In altri casi meno frequenti (circa il 2-5%, comunicazione personale), la malattia COVID-19 si può presentare prevalentemente o solamente con problemi cardiaci. Le miocarditi osservate all’Ospedale San Raffaele di Milano (5 casi attualmente), possono essere causata dal virus stesso o dalla risposta immunitaria e infiammatoria abnorme del nostro organismo al virus stesso. In genere questo virus causa una malattia sistemica dove l’organo principalmente colpito è il polmone, ma non è il solo. Vediamo anche numerosi casi di trombosi a carico delle arterie polmonari e di altri distretti arteriosi (degli arti inferiori e superiori). Nei casi più gravi, c’è un interessamento multi organo. Abbiamo imparato ad indagare fin da subito se c’è un innalzamento di alcuni marcatori di danno tissutale e di trombo-infiammazione, dosando la troponina T, il D-dimeri, la PCR, il fibrinogeno etc. etc. Non ci sono ancora spiegazioni certe sulle motivazioni che portano ad un danno cardiaco in primis invece che polmonare, ma potrebbero essere determinati più da caratteristiche personali (geneticamente determinate), fattori di rischio cardiovascolari concomitanti (ipertensione arteriosa, obesità, fumo di sigarette), co-patologie (diabete mellito, BPCO, insufficienza renale cronica) che non virali.